Presentazione



1. L’insegnamento

O Senseï,
Ueshiba Morihei
FR

1.1.Ueshiba Morihei senseï

fu il fondatore dell'Aïkido. Durante tutta la vita manifestò un profondo interesse per il budo (via delle arti marziali) e la spiritualità. Sviluppò l’Aïkido a partire dal 1923, basandosi sullo studio degli antichi budo a mani nude e delle arti della spada. Alla fine degli anni 40 poi, prese una direzione decisiva. Volle che l’Aïkido avesse innanzi tutto un fine spirituale, sperimentato attraverso le tecniche del budo. Morihei Ueshiba morì nel 1969 all’età di 86 anni. Dopo la sua morte la sua arte si è diffusa nei cinque continenti.

Hikitsuchi Michio Senseï

1. 2 Hikitsuchi Michio Senseï


nacque nel 1923. Cominciò a praticare le arti marziali all’età di 9 anni. A 14 anni incontrò per la prima volta il Maestro Ueshiba, di cui fu allievo per quarant’anni. Ricevette il grado più elevato, il 10° Dan, nel 1969, qualche mese prima della morte del fondatore. Nella stessa occasione ricevette la trasmissione della tecnica del bastone lungo dell’Aïkido (Masakatsu Bô-jutsu) e l’autorizzazione scritta ad insegnare questa pratica. Lo stesso per la tecnica della spada (Choshokubaï no ken). Il Maestro Hikitsuchi viveva a Shingu, cittadina della prefettura di Wakayama in Giappone. E` mancato il 2 febbraio 2004.

Anno Motomichi Sensei

1.3.Anno Motomichi senseï

Anno Motomichi senseï, ottavo Dan, è attualmente il Dojo Cho (capo e responsabile) del Kumano Juku Dojo di Shingu. Ha preso questa responsabilità dopo la scomparsa di Hikitsuchi senseï. Da molti anni era capo degli istruttori di questo dojo, Shihanbu Cho. È nato nel 1931. Ha ricevuto il sesto Dan dal fondatore dell’Aïkido. Nel 1978 ha ricevuto l’ottavo Dan. Insegna con generosità e con un eccezionale carisma.




1.4 Jean-Charles Wälti

Insegna l’Aïkido dal 1990 all’interno dell'Aïki Juku Dojo, scuola d’Aïkido fondata nel 1990. E’ allievo del Maestro Hikitsuchi, da cui ha ricevuto nel 1994 lo statuto di istruttore (Shidooshia ) a Shingu e il mandato di insegnare l’Aïkido a Ginevra, oltre al titolo di Shihan. In occasione del Kagamibiraki del 13 gennaio 2008 ha ricevuto il sesto Dan dell’ Aïkikai di Tokyo, su raccomandazione di Anno senseï e del collegio degli shihan del Kumano Juku Dojo.
Jean-Charles Wälti si reca regolarmente in Giappone, al Kumano Juku Dojo di Shingu. La specificità del suo insegnamento risiede principalmente nell’autenticità dovuta al legame con Hikitsuchi Sensei, oltre che nel rispetto dell’insegnamento tradizionale dell’Aïkido come è stato insegnato dal fondatore, il maestro Morihei Ueshiba.
I suoi studi precedenti gli hanno fornito delle solide basi nella pratica dell’insegnamento e delle relazioni umane. Ha sviluppato dei corsi intitolati “auto protezione in ambiente ospedaliero e socio-educativo”, destinati agli operatori della sanità e dell’istruzione a contatto con la violenza e l’aggressività delle persone di cui sono responsabili. Inoltre, interviene come educatore e consulente presso diversi istituti e luoghi di formazione.
All’interno dell’Aiki Juku Dojo i principianti sono seguiti dai praticanti più esperti, il che rappresenta una esperienza di apprendimento molto ricca, sia per gli uni che per gli altri. Ognuno riceve un’attenzione particolare. La parte essenziale della trasmissione avviene da cuore a cuore, da anima a anima, I shin den shin.

2. Il dojo

Dopo tredici anni di esistenza, il dojo dell’Aïki Juku Dojo è stato inaugurato il 6 dicembre 2003 al n° 20 di rue de Bourgogne, a Ginevra. È un luogo consacrato all’Aïkido. :

« Il dojo dell’Aïkido è un luogo sacro dove ci esercitiamo a purificare le nostre vite e a rendere splendenti il nostro corpo e il nostro cuore. E’ il luogo della via della vita onorevole, dove ci si allena alla tecnica della danza rotonda e magnifica che crea la corrente. ».

Hikitsuchi Sensei

Jean-Charles Wälti e l’ Aïki Juku Dojo sono affiliati al Kumano Juku Dojo di Shingu (Giappone).

3. L'Aïkido, via dell’energia unificata

L'Aïkido è un budo, espressione giapponese che in italiano viene tradotta come arte marziale, o via marziale. Non è uno sport, e tantomeno un insieme di tecniche di sopraffazione.
L'Aïkido è la ricerca di una relazione armoniosa tra il corpo, il cuore-spirito, e il Ki (energia vitale). E’ una concatenazione di movimenti fluidi e continui, nei quali sono presenti tutto il rigore e il realismo del combattimento.
Durante l’allenamento, il partner porta il suo attacco con determinazione e precisione. Nel momento in cui l’attaccante vuole portare un colpo, la persona che esegue la tecnica gli lascia pensare che il suo colpo sia possibile. Fa scorrere il proprio Ki fino alle mani, per guidare l’attaccante. Col proprio hara, l’aspira e, nel movimento, gli permette di rendersi conto che il suo attacco è vano. Lo guida fino a una situazione (una proiezione o una immobilizzazione) in cui non c’è più pericolo, per nessuno dei due.

Nella pratica dell’Aïkido sono presenti tre principi:

    non guardare l’avversario o l’oggetto con cui questi colpisce
    non attendere che l’avversario colpisca: bisogna cominciare ad agire prima dell’attacco
    non essere scoperti : non permettere che il proprio corpo venga colpito durante una tecnica

I movimenti dell’Aïkido non hanno alcun senso senza la comprensione e il rispetto di questi tre principi.

Tutti gli aspetti della pratica dell’Aïkido, sia sul tatami che al di fuori, sono impregnati della sua dimensione etica e spirituale. Nella filosofia del fondatore, Morihei Ueshiba, l'Aïkido è un mezzo per unire gli esseri in una « famiglia universale ». Non si tratta di fare del male agli altri, ma piuttosto di agire con benevolenza. Questa attitudine non impedisce all’Aïkido di conservare un carattere marziale. Le tecniche (waza) vengono ripetute migliaia di volte, al fine di rendere lucente il cuore e purificare lo spirito. Poco alla volta si trova la libertà di un movimento naturale e continuo.

Le tecniche dell’Aïkido sono basate sul movimento delle anche. Il resto del corpo si sposta in armonia con le anche, il tutto coordinato con la respirazione.
Ogni movimento ha il suo ritmo e la sua vibrazione. La ripetizione dei movimenti permette di scoprire il soffio-energia che fluisce dal centro, consente poco alla volta di liberare il corpo dalle sue tensioni e di realizzare uno stato di rilassamento tonico. Si sviluppa allora una postura flessibile e stabile, qualunque sia l’età del praticante.

Nell’Aïkido, le tecniche che agiscono su una parte del corpo sono sempre legate al suo insieme. Questo sembra influire sulla capacità del corpo di mantenersi in buona salute.

L’Aïkido fornisce a ciascuno degli elementi molto utili alla vita quotidiana: rapporti senza vincitori né vinti, un atteggiamento più adeguato di fronte alla paura, la scoperta di un centro energetico ed emozionale stabile. Permette di coltivare la fiducia e la stima in sé stessi, la lucidità e l’intuizione.
Attraverso questa pratica l’individuo fa esperienza del proprio potenziale di aggressività all’interno di uno spazio ritualizzato. Apprende progressivamente a orientarlo e a renderlo proficuo per sé stesso e per gli altri. L’aggressività è un magnifico vettore di energia e di creatività quando il suo flusso è armonioso e ben orientato
Contrariamente ai luoghi comuni sulle arti marziali, molte donne praticano questa disciplina. E’ indicata anche per i bambini, per cui rappresenta un elemento strutturante e una fonte di equilibrio nella costruzione della loro personalità. (I corsi per bambini sono limitati a 12 allievi, con la presenza regolare di un assistente).

Février 2008 Jean-Charles Wälti